30 sonetti di Shakespeare
traditi e tradotti da Dario Jacobelli
con Lino Musella
e Marco Vidino (cordofoni e percussioni)
disegno Luci Hossein Taheri
produzione Elledieffe

30 sonetti di Shakespeare
traditi e tradotti da Dario Jacobelli
con Lino Musella
e Marco Vidino (cordofoni e percussioni)
disegno Luci Hossein Taheri
produzione Elledieffe

Date Tournée

Nato a Le vie dei Festival, grazie ad un precedente studio realizzato alla Festa di Teatro Eco Logico di Stromboli, L’ammore nun’è ammore, presentato per una sola sera nel settembre del 2016 al Teatro Vascello, è uno degli spettacoli che ha maggiormente emozionato il pubblico del Festival.

Lino Musella, attore tra i più apprezzati della sua generazione, è qui protagonista di un affascinante percorso poetico attraverso gli immortali versi di Shakespeare, qui “traditi” in napoletano dall’artista Dario Jacobelli. Un’originale ‘recita dei sentimenti’, tra emozioni, atmosfere magnetiche e intensi desideri.

Una prova shakespeariana per Musella che nella prossima stagione sarà anche impegnato nel primo episodio di Who is the king, la ‘serie teatrale’ ispirata a otto opere del Bardo e sarà diretto da Jan Fabre in un’autobiografia teatrale dell’artista belga.

Ad affiancarlo sulla scena, Marco Vidino – ai cordofoni e alle percussioni – con le sue musiche suggestive e avvolgenti che accompagnano gli spettatori in questo intimo viaggio.

 

Dario Jacobelli, poeta napoletano scomparso prematuramente nel 2013 – ricorda Musella – si dedicò negli ultimi anni della sua vita alla traduzione in napoletano e al tradimento, come amava definirlo, di 30 Sonetti di Shakespeare. Non aveva scadenze, non doveva rispettare le indicazioni o correzioni di nessun editore. Per committenti aveva i suoi amici più cari ai quali dedicava ogni sua nuova traduzione. I Sonetti in napoletano suonano bene. Battono di un proprio cuore. Indossano una maschera che li costringe a sollevarsi dal foglio per prendere il volo, tenendo i piedi per terra.

Dalla rassegna stampa

Dalla rassegna stampa

Un fiume di parole voraci adesso metabolizzate, prese in consegna con superba impertinenza da un attore frugale ma energico di dentro come il bravissimo Lino Musella. Che serata memorabile, L’ammore nun’è ammore, intercettata e prodotta da Le vie dei Festival. (…) C’è stato modo di addentrarci in un caveau di desideri senza tempo oscillanti tra oscurità e fiammelle, con Musella in panni odierni di ganzo, anziano, funambolo o imbonitore di sensi, dialettico fino al fondo dell’anima coi suoni di Marco Vidino.

Rodolfo di Giammarco, La Repubblica

 

Sorprendente perché questo attore s’impadronisce dei versi “in napoletano” che Dario Jacobelli scrisse per “tradurre e tradire” quelli della lingua suggestiva e lontana di Shakespeare, e li fa tessuto suo, da condividere con lo spettatore. (…) Musella non si lascia sedurre dalle languidezze della memoria, ma è duro e dolce insieme con la sua voce ricca di vibrazioni inconsuete, ha uno sguardo ironico e stupito al tempo stesso, il gesto pudico in una compostezza dal disegno perfetto.

Giulio Baffi, La Repubblica.it

 

Musella ha ricavato uno spettacolo intenso e vibrante, che conferma in suo talento e lo consacra oggi tra i migliori attori in circolazione. Coadiuvato dal bravo e versatile Marco Vidino ai cordofoni e alle percussioni, Musella dimostra una forza scenica magnetica e una capacità quasi sciamanica di suscitare emozioni, con la complicità di una lingua (in napoletano di Jacobelli), che è un efficace misto di tradizione letteraria e slang contemporaneo (…)

Fabrizio Coscia, Il Mattino

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