di Manlio Santanelli
con Fausto Russo Alesi e Imma Villa
regia Carlo Cerciello
scene Roberto Crea
costumi Daniela Ciancio
musiche Paolo Coletta
luci Cesare Accetta
aiuto regia Walter Cerrotta
produzione Elledieffe e Teatro Elicantropo

di Manlio Santanelli
con Fausto Russo Alesi e Imma Villa
regia Carlo Cerciello
scene Roberto Crea
costumi Daniela Ciancio
musiche Paolo Coletta
luci Cesare Accetta
aiuto regia Walter Cerrotta
produzione Elledieffe e Teatro Elicantropo

Date Tournée

dall’8 al 10 giugno 2018 NAPOLI TEATRO FESTIVAL ITALIA Teatro Nuovo

3 marzo 2019 ORVIETO Teatro Mancinelli
dal 7 al 17 marzo ROMA Piccolo Eliseo
dal 20 al 24 marzo NAPOLI Teatro Nuovo
27 marzo COSENZA Auditorium Unical
29 marzo CASALECCHIO DI RENO Teatro Laura Betti

Dopo la positiva accoglienza di critica e pubblico ottenuta con Scannasurice Bordello di mare con città di Enzo Moscato, la Elledieffe e Carlo Cerciello proseguono il lavoro dedicato alla drammaturgia contemporanea italiana, con la messa in scena di un altro gioiello: Regina madre di Manlio Santanelli.

L’opera del 1984, definita al suo debutto da Eugène Ionesco éxtraordinaire, può essere considerata oggi, a tutti gli effetti, un classico e come tale viene riletta da Carlo Cerciello, che è intervenuto in parte anche nell’adattamento del testo. Un dramma profondamente ambiguo, ambientato in un luogo della mente dove due attori del calibro di Fausto Russo Alesi e Imma Villa danno vita ad un vero e proprio duello tra Madre e Figlio, combattuto con quell’arma micidiale e fantastica che è la parola. Un progetto di messa in scena fortemente voluto e condiviso da Cerciello, Russo Alesi e Villa che, dopo aver lavorato insieme, due anni fa, nella fortunata edizione della Fedra di Seneca al Teatro Greco di Siracusa, si ritrovano, oggi, nuovamente impegnati in una prova complessa. Il continuo ricorrere dei personaggi alla bugia, il continuo oscillare tra verità e finzione, sono segni inconfondibili del testo sviluppati nella messinscena, per dichiarare da un lato il fascino dell’esercizio del potere e, dall’altro, l’incapacità di crescere, di diventare adulti e di liberarsi definitivamente della figura materna.

       

Note di regia

Note di regia

«Da un’attenta lettura del testo originale di Regina madre, si ha subito l’impressione che il personaggio della Madre sia in realtà lo specchio, o meglio, la proiezione della sofferenza che attanaglia il Figlio, condizionandone profondamente l’esistenza; Santanelli nell’opera originale, accomuna al medesimo destino fallimentare tanto Alfredo che la sorella Lisa, che pur assente come personaggio, è continuamente citata dalla madre. Questo gioco al massacro, dunque, infantilmente agito e subìto, mi ha suggerito di mettere in scena il testo, dando concretezza al rituale onirico e psicologico di due fratelli alle prese con il fantasma della Madre. Ho recuperato e dato vita, perciò, al personaggio di Lisa, spostando l’attenzione dal rapporto univoco madre-figlio del testo originale, a quello più universale dei figli con i loro genitori, spesso inconsapevoli artefici del destino fallimentare dei propri figli. Alfredo e Lisa giocano, dunque, ad interpretare la madre nell’intento di esorcizzarla, di rimuoverne gli effetti devastanti dalla loro vita, ma restano intrappolati nella loro mancata crescita e ne subiscono le nefaste conseguenze.»

Carlo Cerciello  

Estratti stampa

Dalla rassegna stampa

La scelta di Cerciello è dunque dichiaratamente antinaturalistica… gli stessi personaggi finiscono per cambiare i ruoli, per cui nella seconda parte Alfredo prende le sembianze della madre e la madre quelle della figlia, in un fluido scambio identitario che vuole sottolineare la dimensione tutta mentale, perfino allucinatoria, di questo confronto con il materno. Bravissimi i due attori: Russo Alesi tratteggia un personaggio nevrotico fin quasi alla schizofrenia e Villa impersona con energico mimetismo una madre grottesca e implacabile. Fabrizio Coscia, Il Mattino

Torna “Regina madre”, testo ormai quasi classico premio Idi nel 1984 di Manlio Santanelli, e torna in una versione di grande modernità e forza, grazie a una regia misurata e ben congeniata di Carlo Cerciello e a due grandi interpreti. Paolo Petroni, Ansa

E indubbiamente fuori dall’ordinario le prove di Fausto Russo Alesi e Imma Villa che danno vita a esilaranti e più spesso caustici e sarcastici duelli-duetti in un continuo ribaltamento di ruoli. Michele Sciancalepore, Avvenire.it

Carlo Cerciello rilegge “Regina madre” per due straordinari interpreti come Fausto Russo Alesi e Imma Villa (trio già collaudato nella bella Fedra siracusana del 2017) e ne dà una lettura del tutto originale, nuova, estremamente sensibile, realizzando uno spettacolo prezioso. Uno di quei lavori che vorresti vedere, vedere e rivedere ancora. Laura Novelli, Paneacquaculture.net

“Regina madre” è sospesa fra il sogno e l’incubo. Un grande letto occupa quasi per intero il palcoscenico. Lì sopra sembrano naturalmente piccini i due protagonisti. La madre del titolo, regina di nome e di fatto e il figlio cinquantenne che nel fallimento personale ha costruito la propria forse inconsapevole ribellione alla matriarca. E sono bravissimi Fausto Russo Alesi e Imma Villa in quel loro giocare di velocità fra la tenerezza repressa e una comicità atroce, mentre vanno piantando tutt’intorno un poco per volta le sponde fragorose che li imprigionano. Gianni Manzella, Il Manifesto

L’allestimento estroso e innovativo di Carlo Cerciello accentua il lato simbolico, onirico della partitura. I due attori si scontrano su un alto ring rettangolare (scene di Roberto Crea) che riproduce un gigantesco lettuccio da bambino, le cui sbarre gli stessi belligeranti aggiungono durante le schermaglie, completando l’aspetto di cella di carcere che il giaciglio forse aveva per il suo piccolo ospite. Masolino D’Amico, La Stampa

Uno dei testi più rappresentati di Manlio Santanelli. La “Regina madre” affidata ad Imma Villa ancora una volta in bella prova d’attrice ed a Fausto Russo Alesi, sempre d’intelligente acutezza d’attore, raddoppia non senza audacia d’invenzione gli spazi fisici e metafisici dilatando le ansie di un gioco incattivito di affetti e dispetti domestici. Giulio Baffi, La Repubblica.it

In “Regina madre” di Cerciello è in scena fin dall’inizio anche la sorella di Alfredo (da Santanelli solo citata) e in un gioco che fonde fragilità, disperazione e follia, il figlio interpreta la madre, la figlia interpreta il figlio. Perché? Perché “la camera della nostra infanzia” non è che il teatro “il luogo in cui prende corpo ciò che serve a questo spettacolo”, diceva Kantor. Alessandro Toppi, Hystrio